Un euro oggi vale più o meno di un euro domani ?

Un euro posseduto oggi dall’imprenditore quanto vale rispetto al tempo ? Rispetto a domani vale più o meno ? E rispetto a ieri ? Più in generale, come si comporta il “valore del denaro” se misurato in relazione al passare del tempo ?

Un euro oggi vale certamente più di un euro domani. Ma perché ? Essenzialmente per tre ragioni concrete che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare:

  • l’euro che possediamo oggi potrebbe essere investito in qualche attività e, potenzialmente, generare un rendimento (a titolo di interesse),
  • a causa dell’inflazione, il potere di acquisto di domani sarà inferiore a quello di oggi (il livello generale dei prezzi a causa dall’inflazione è in costante crescita, questo significa che domani con un euro non potremo potenzialmente più acquistare lo stesso controvalore di oggi),
  • infine, l’euro oggi posseduto è certo mentre quello di domani è incerto a causa dei rischi necessariamente sempre collegati alle attività di investimento.

Il tempo è pertanto una variabile da tenere sempre in attenta considerazione relativamente alla misura del “valore effettivo” del denaro, e rappresenta una chiave di lettura importantissima per poter valutare, ad esempio, la bontà di un investimento, in una logica di comparazione tra varie opzioni alternative a disposizione.

Quando investiamo un euro oggi abbiamo la possibilità di attenderci (o comunque di ottenere) un tasso di rendimento che definiremo “atteso” e che è necessariamente composto da vari elementi:

  • il tasso “reale” di rendimento (quello effettivo collegato all’attività, al progetto etc … oggetto dell’investimento medesimo),
  • l’inflazione “attesa” (l’aumento generale dei prezzi, muovendoci in avanti nel tempo, penalizza il rendimento che l’investimento in corso può generare),
  • il rischio, che normalmente viene riconosciuto come “premio di rendimento aggiuntivo” (elemento questo non sempre presente: se investiamo in un’attività a capitale garantito, come l’acquisto di un titolo di stato, il rischio non è presente, dunque non si può pretendere un riconoscimento in termini di premio aggiuntivo, mentre l’investimento in un’attività normalmente rischiosa, come un progetto di natura imprenditoriale, prevede anche questa “fetta” aggiuntiva di rendimento atteso).

Oltre al tasso di rendimento “atteso” è importante conoscere il flusso di redditività che ci aspettiamo dal nostro potenziale investimento: questo flusso viene normalmente chiamato “FLUSSO DI CASSA”.

Supponiamo di investire oggi 500,00 €. con la prospettiva di generare un flusso di cassa di 150,00 €. annui per i prossimi 4 anni:

Anno 0 1 2 3 4
Flusso di cassa -500,00 €. +150,00 €. +150,00 €. +150,00 €. +150,00 €.

In sostanza, il flusso di cassa complessivo è pari a 600,00 €. in entrata a fronte di 500,00 €. in uscita, con un saldo positivo di 100,00 €.: ma i valori non possono essere sommati/sottratti in modo diretto in quanto riferiti a periodi temporali differenti e, come abbiamo visto, il valore di un euro oggi non è uguale al valore di un euro domani dunque sommare valori economici riferiti a periodi temporali differenti è “un errore grossolano” (un po’ come sommare valori la cui unità di misura è differente).

I 150,00 €. che prevediamo di incassare tra un anno varranno senza dubbio di più dei 150,00 €. previsti per l’anno successivo, mentre i 150,00 €. previsti per il terzo anno avranno un valore inferiore a quelli previsti in incasso per il secondo anno.

Quindi ? Come dobbiamo comportarci ?

Le somme di denaro devono poter essere “portate” al periodo di riferimento che ci interessa (nel qual caso all’anno zero) mediante un processo matematico denominato “attualizzazione”.

Attualizzare significa “portare indietro” nel tempo delle somme di denaro, sulla base di un tasso di rendimento “atteso” convenzionale che decidiamo di usare per il processo medesimo.

La formula di attualizzazione è molto semplice:

uno

Supponiamo di voler portare i 150,00 €. di entrata “attesa” per l’anno 1 all’anno 0, sulla base di un tasso di rendimento atteso del 5%: in questo caso t = 1 (si parla del primo anno) mentre tasso = 5% (dunque 0,05).

Il valore attuale all’anno 0 dei 150,00 €. previsti all’anno 1 sarà pari a: 142,85 €..

Supponiamo a questo punto di voler attualizzare anche i 150,00 €. di entrata “attesa” per l’anno 2 all’anno 0, sempre sulla base del medesimo tasso di rendimento atteso del 5%: in questo caso avremo t = 2 (si parla del secondo anno) sempre con tasso = 5% (ovvero 0,05).

Il valore attuale all’anno 0 dei 150,00 €. previsti all’anno 2 sarà pari a: 136,05 €..

E così via, il procedimento può essere ripetuto anche per l’anno 3 e 4 ottenendo i seguenti valori:

Valore relativo a 150,00 €. previsti per l’anno 3 all’anno 0: 129,57 €..

Valore relativo a 150,00 €. previsti per l’anno 4 all’anno 0: 123,40 €..

A questo punto, contestualizzate all’anno 0 le 4 potenziali entrate previste, la somma non sarà più pari ai 600,00 €. inizialmente calcolati bensì a 531,87 €., che risultano ancora una somma superiore all’investimento inziale ma con un margine decisamente più contenuto rispetto a quello calcolato in origine (non più pari a 100,00 €. bensì risicato a soli 31,87 €.).

E’ se l’investimento iniziale non fosse pari a 500,00 €. bensì a 550,00 €., avrei ancora tutta questa convenienza ad effettuare quell’investimento ?

Questa è la domanda immediatamente successiva che dobbiamo porci: come valutare la bontà dell’investimento, sia in termini assoluti che comparativi ?

Per rispondere alla domanda dobbiamo calcolare quello che in finanza aziendale prende il nome di “Valore attuale netto” (altrimenti definito come Net Present Value o NPV) secondo la formula sotto riportata:

due

In pratica: si attualizzano tutti i flussi di cassa portandoli al tempo 0, si effettua la loro sommatoria e si sottrae il valore del capitale iniziale (CI) investito nell’impresa: se il valore che otteniamo è > 0 allora l’investimento risulta “economicamente conveniente”, se invece è < 0 allora l’investimento risulta “economicamente deprecabile”. In caso di valore = 0 si tratta di un investimento di nessun interesse (perché dopo tanta fatica e rischio finisce con il non generare alcun risultato).

Nel nostro caso, a fronte di un investimento di 500,00 €. (il CI iniziale) abbiamo una sommatoria dei valori attuali in rientro pari a 531,87 €.: questo rende l’investimento economicamente conveniente, dunque sostenibile, sebbene con un margine finale ben inferiore ai 100,00 €. che erroneamente avevamo calcolato ad inizio articolo. Ma già se l’investimento iniziale divenisse pari a 550,00 €. non risulterebbe più economicamente conveniente (nonostante 550,00 €. superi ancora i famosi 600,00 €. di potenziale incasso calcolati ad inizio articolo).

E come valutare tra n possibili alternative di investimento quella più redditizia ? Molto semplice: basta calcolare il NPV di ogni singolo investimento e, una volta trovati i risultati, scegliere l’opzione con il NPV più alto (quello cioè che a tendere consente un margine attualizzato di rendimento più alto).

Attenzione: la valutazione di n opzioni alternative, al netto della formula di calcolo sopra riportata che vale ovviamente per ogni singolo caso, deve essere fatta valutando opzioni “confrontabili”, ovvero di durate equivalenti e (soprattutto) di livello di rischio paragonabile, con tassi attesi di rendimento calcolati in modo adeguato in relazione alla tipologia di investimento messa sul campo (altrimenti, sebbene matematicamente il calcolo consentisse di ottenere valori senza dubbio corretti, finiremmo con il confrontare situazioni drammaticamente differenti sotto altri punti di vista, come ad esempio il livello di rischio, rendendo di fatto non attendibili i risultati correlati).

Questa semplice metodologia di calcolo è estremamente efficace e molto utile in tutti quei casi in cui gli imprenditori devono valutare se accettare un investimento di natura rischiosa, quanto attendersi in termini “redditività reale” e (soprattutto) quando accettare quell’opzione in luogo di altre in relazione alla redditività comparativa di n opzioni. Non praticare questi calcoli, ma basarsi esclusivamente sui valori “reali” delle cifre in gioco, porterebbe a decisioni assolutamente non corrette e ad errori di valutazione molto onerosi che poi, una volta compiuti, difficilmente potrebbero essere rimediati.

Dunque attenzione al denaro e, soprattutto, attenzione al tempo !!!

Maurizio Nardi – My-Costpar ©

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...