E l’imprenditore chiese: ma dove sono finiti i miei soldi ?

Sempre più frequentemente gli imprenditori attenti alla gestione ordinaria (e non solo) della loro aziende si trovano di fronte ad un dilemma che li pervade, e che difficilmente tende a trovare risposte chiare ed efficaci, oltre che convincenti: capire dove nella realtà concreta dei fatti siano finiti i “soldi” generati dalla macchina aziendale, attraverso il complesso delle operazioni messe in atto e dai risultati dalle stesse prodotti, soprattutto in situazioni di buona redditività in termini economici (utile) non corrispondente ad una altrettanto rassicurante posizione finanziaria (esigenze di rientro poste dalle banche, difficoltà nel gestire i pagamenti, ritardo negli incassi, mancanza di fluidità sul piano finanziario).

Perché di tali squilibri (sempre più frequenti) e come poterli prevenire ? Quali mezzi possiamo fornire all’imprenditore per controllare (e pertanto provare a prevenire) criticità (effettive o potenziali) di tale portata ?

La “cassa”, per sua intrinseca natura, è in continuo movimento: teoricamente la posizione liquida varia ogni istante, pertanto è essenziale identificare due momenti (uno iniziale, ed uno finale), all’interno dei quali valutarne e seguirne lo sviluppo, quello che in tecnici viene denominato “flusso di cassa” (o, secondo la più comune terminologia anglosassone, “cash flow”).

Ma quali fenomeni interni all’azienda generano o consumano cassa ?

  • gestione operativa: si tratta del flusso ordinario di liquidità generato/consumato dalle quotidiane operazioni legate al “core business” aziendale (nel caso dell’imprenditore alberghiero, ad esempio, la liquidità generata dagli incassi sulle vendite di camere e servizi correlati alle stesse, così come la liquidità consumata per pagamenti di personale e/o fornitori ingaggiati a supporto dei servizi erogati alla clientela di riferimento etc …);
  • investimenti: si tratta del flusso di liquidità consumata (in uscita) in operazioni effettuate allo scopo di generare utilità a carattere pluriennale (nel caso dell’imprenditore alberghiero, ad esempio, la liquidità potrebbe essere consumata per acquistare nuovi arredi a rinnovo del parco mobilio delle camere o delle aree comuni: operazione questa a valenza pluriennale, con ripercussioni positive, in termini di incremento di valore “strutturale”, per tutti gli anni di effettivo utilizzo del beni introdotti);
  • finanziamenti: si tratta del flusso di liquidità (in ingresso) cui si fa ricorso per poter aggiungere, alla liquidità “generata” in fase operativa, la quota parte aggiuntiva necessaria a copertura delle esigenze di business (ordinarie, cioè di breve periodo, e straordinarie, ovvero di medio/lungo periodo);
  • gestione tributaria e/o straordinaria: si tratta del flusso di liquidità entrante/uscente derivante da operazioni non strettamente legate al “core business” ma dipendenti da fattori tendenzialmente terzi/estranei (pensiamo, ad esempio, ai flussi di liquidità in uscita per onorare le richieste del fisco così come le eventuali entrate straordinarie relative, sempre a titolo di esempio, ad un rimborso assicurativo, conseguente ad un sinistro occorso e denunciato);
  • rapporti societari: si tratta infine del flusso di liquidità entrante/uscente legato ai rapporti in essere con la proprietà aziendale (prelievi di utili da parte dei soci proprietari, iniezione di liquidi sotto forma di aumento di capitale per far fronte ad operazioni di investimento, azioni di ricapitalizzazione etc …).

Il nostro “cash flow” pertanto è influenzato da tutte queste variabili ed è dato dalla combinazione di più “flussi” separati che sotto riepiloghiamo:

  • un primo flusso, generato dalle attività “operative” (core business), che ci aspettiamo sia sempre di segno positivo,
  • un secondo flusso, generato dagli “investimenti”, che normalmente ha segno negativo (potrebbe aver segno positivo solo in presenza di operazioni di disinvestimento),
  • un terzo flusso, generato dai “finanziamenti” raccolti per corroborare la gestione ordinaria, che normalmente ha segno positivo, anche se può repentinamente cambiare segno creando, in tali circostanze, non poche criticità (pensiamo ad una richiesta improvvisa e decisa di rientro formulata dalla banca),
  • un quarto flusso, generato dalle movimentazioni di carattere fiscale e straordinario, il cui segno è normalmente negativo (almeno per la parte tributaria) salvo operazioni di rimborso fiscale (ahimè non così frequenti …) od operazioni straordinarie assolutamente non legate al core business aziendale,
  • un quinto ed ultimo flusso, generato dalle movimentazioni scatenate dai soci proprietari della struttura in relazione al capitale proprio (Equity), con segno positivo o negativo in relazione alla tipologia di operazione messa in campo (negativo se distribuzione di utile, positivo se aumento di capitale).

Ma come rispondere, una volta chiarito cosa intendiamo per “cassa” e suoi “flussi di movimento” (nel range temporale prescelto) ad alcune banali e classiche domande tra cui:

  • siamo riusciti a generare un flusso positivo di cassa, nell’ultimo trimestre, con la vendita di camere ?
  • quest’anno, possiamo permetterci questo investimento che l’anno scorso è stato rimandato per carenza di mezzi finanziari ?
  • la banca ci ha chiesto di rientrare del 10% sul finanziamento erogato nel 20xx, possiamo farlo attingendo alla cassa generata dal flusso operativo degli ultimi 6 mesi entro fine anno ?
  • possiamo distribuire questa quota parte di utile in contanti ai soci proprietari ?
  • la banca non è disponibile ad estendere il finanziamento: in che misura i soci dovranno intervenire in termini di capitalizzazione iniettando liquidi di proprietà ?
  • siamo in grado di far fronte a questa uscita inattesa (straordinaria) non prevista nel budget di inizio anno con le risorse a nostra disposizione ?
  • ed altro ancora …

Uno strumento di enorme utilità in grado di aiutarci a trovare risposte a domande quali quelle sopra riportate (a titolo di esempio) è il “rendiconto finanziario”, un importante documento normalmente redatto assieme agli altri documenti relativi al bilancio d’esercizio (stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa) che mette in evidenza, in un unico prospetto integrato, il contributo alla liquidità aziendale apportato dalle diverse componenti che la generano e/o la assorbono (come sopra elencato).

Lo scopo del presente articolo non è quello di delineare le linee guida relative alla redazione del prospetto di rendiconto, che sono peraltro molto complesse, in divenire, e a cui si rimanda per eventuali esigenze di approfondimento in tema (le linee guida possono essere rinvenute consultando gli standard internazionali IAS 7 [International Accounting Standard 7: Statement of Cash Flows] ed il principio contabile numero 10 dell’organismo nazionale OIC [Organismo Italiano di Contabilità]), ma di presentare, a titolo di esempio, la struttura di un ipotetico documento di rendicontazione finanziaria con lo scopo di evidenziarne le sezioni principali, e darne le chiavi di lettura più significative.

Prendiamo dunque, per poter giungere alla nostra elaborazione di esempio, i bilanci relativi agli ultimi due esercizi contabili (ricordiamo il concetto di “flusso”, ovvero la variazione tra un momento iniziale ed un momento finale, ecco il motivo della necessità dei due bilanci) e predisponiamo uno schema “semplificato” (il flusso della gestione operativa può essere determinato con la metodologia diretta o indiretta, per semplicità riportiamo la metodologia diretta con poche voci di dettaglio, rimandando alle linee guida sopra indicate gli eventuali approfondimenti) come quello sotto riportato (per semplicità consideriamo un caso dove la gestione “straordinaria” non ha impatti e dove la gestione “tributaria” è di fatto inglobata nella sezione primaria, assieme al contesto operativo/reddituale):

rf

Come si vede, un prospetto di questo genere, pur nella sua estrema semplificazione, evidenzia chiaramente:

  • chi genera cassa, chi consuma cassa,
  • il peso degli interessi e delle tasse sulla gestione finanziaria ordinaria complessiva,
  • quanta cassa siamo costretti a cercare fuori dalla gestione ordinaria per far fronte alle esigenze aziendali viste a 360°,
  • il peso degli investimenti a carattere pluriennali necessari al sostentamento della gestione operativa,
  • il valore, in termini di apporto, della proprietà aziendale a cospetto dei capitali ricercati all’esterno,
  • la capacità di distribuire utile (eventualmente generato),
  • la capacità di far fronte a rientri improvvisi di fondi richiesti da terzi finanziatori,
  • etc …

Infine, a titolo di “quadratura”, il prospetto, mediante la banale differenza tra disponibilità liquide ad inizio e fine anno, ci consente in modo “semplice ed immediato” di quadrare i conteggi effettuati, il tutto garantendo anche una forma di auto-controllo intrinseco sulla bontà del calcolo messo in campo.

Molte delle informazioni sopra elencate che emergono dalle “ipotetiche” domande cui si prova a dare una risposta sono normalmente “percepite” dall’imprenditore attento e presente nella vita dell’azienda anche in assenza di strumenti contabili a supporto: tuttavia, disporre di un documento che nero su bianco dia evidenza dei valori reali consente di trasformare le “percezioni” in “dati oggettivi” a miglior supporto delle decisioni e delle strategie da mettere in campo.

Un famoso detto recita quanto segue: “… il fatturato è pura vanità, l’utile d’esercizio ragionevolezza, solo la cassa è realtà … “. Stante le premesse sopra esposte non possiamo che confermarne il valore, in tutte le sue accezioni.

Maurizio Nardi – My-Costpar ©

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