Produrre internamente o acquisire il prodotto/servizio sul mercato ? Il dilemma del MAKE or BUY !

Il Make or Buy rappresenta un’alternativa esistente per un’azienda tra produrre internamente (make) o acquistare dall’esterno (buy) beni e servizi necessari per lo svolgimento della propria attività. La scelta assume un carattere strategico perché porta a un confronto diretto fra i costi unitari di produzione/erogazione di un bene/servizio realizzato all’interno della stessa organizzazione aziendale, e quelli di un bene/servizio fornito/erogato da un produttore esterno più specializzato.

Si tratta di una scelta “di visione” fondamentale per la gestione d’azienda, che definisce il livello di integrazione delle attività (a monte e a valle) e determina anche la struttura dei costi, l’organizzazione e il posizionamento sul mercato. L’opzione “make” offre in particolare il vantaggio di garantire un controllo diretto sull’attività, sugli approvvigionamenti e sulla qualità del prodotto/servizio. L’opzione “buy” (come alternativa) offre il vantaggio di comportare minori costi fissi e quindi minore capitale immobilizzato, consentendo una maggiore flessibilità della capacità produttiva.

La tendenza globale è quella di mantenere all’interno dell’impresa le attività della gestione caratteristica, basate sulle competenze chiave (altrimenti definite “Core”) e quelle con forte potenziale di sviluppo, su cui si fonda il vantaggio competitivo di lungo termine, delegando all’esterno tutte le altre (che spesso non sono nemmeno “gestibili” internamente per mancanza di competenza e/o conoscenza specifica).

L’analisi, altrimenti definita “analisi differenziale”, si basa su semplici considerazioni matematiche che portano alla determinazione di un “costo opzione make” da confrontare, in uno specifico scenario, con un “costo opzione buy” (tipicamente il costo di mercato): ovviamente, l’opzione il cui costo risulta essere più basso rappresenta, “matematicamente”, l’opzione preferibile.

Un banale esempio: il sig. Rossi, imprenditore proprietario dell’omonima ditta, produce “in house” un prodotto al costo unitario di 100,00 euro/pezzo (“costo opzione make”). Individua sul mercato un fornitore di primo rilievo disposto ad offrire il prodotto, pari caratteristiche, al costo unitario di 95,00 euro/pezzo (“costo opzione buy”). Cosa dovrebbe fare il sig. Rossi ? Continuare a produrre internamente il prodotto o interrompere la produzione acquistandolo dal fornitore esterno?

Lo scenario sopra rappresentato indurrebbe ad una semplice (e alquanto scontata) conclusione: scegliere l’opzione “buy”, con un risparmio di 5,00 euro per ogni pezzo acquisito sul mercato. Ma siamo veramente sicuri ?

Analizziamo nel dettaglio la composizione dei costi relativi allo scenario “make” per riflettere in modo più approfondito sulla convenienza differenziale.

La struttura dei “costi di prodotto” del sig. Rossi (che concorrono alla determinazione del “costo opzione make” pari a 100,00 euro per ogni unità) è quella sotto rappresentata (sinteticamente) in tabella:

MOB1

Quali sono i costi che effettivamente “si muovono” passando dall’opzione make all’opzione buy ? Tutti o solo una parte ?

Per poter approfondire l’analisi bisogna introdurre una nuova classificazione dei costi, specifica per i costi di natura differenziale, ovvero:

COSTI CESSANTI:                  si tratta di tutti quei costi che, passando dall’opzione “make” all’opzione “buy”, l’azienda non dovrebbe sostenere più (nel caso sopra rappresentato i costi delle materie prime, che l’azienda non acquisterebbe più per produrre in casa il prodotto, né il costo della manodopera finalizzata alla produzione del prodotto stesso);

COSTI EMERGENTI:               si tratta di tutti quei costi che, passando dall’opzione “make” all’opzione “buy”, insorgerebbero (nel caso sopra rappresentato l’ipotetico costo di acquisto del prodotto rivolgendosi al fornitore di mercato);

COSTI INDIFFERENTI:           si tratta di tutti quei costi che sono presenti (e che non possono essere in ogni caso eliminati) né nell’opzione “make” né nell’opzione “buy” (nel caso sopra rappresentato tutta la struttura dei costi fissi, comunque non eliminabile in caso di interruzione della produzione del prodotto indicato).

In letteratura, i costi “cessanti ed emergenti” (ovvero quelli suscettibili di variabilità nel cambio di scenario) prendono anche il nome di costi “rilevanti”, mentre i costi “indifferenti” prendono anche il nome di costi “irrilevanti” (i costi variabili appartengono naturalmente alla categoria dei costi rilevanti, così come i fissi alla categoria dei costi irrilevanti, con due eccezioni:

  • il fattore produttivo può essere eliminato o deve essere inserito nella combinazione produttiva,
  • il fattore produttivo può essere utilmente riallocato in una ipotesi alternativa a quella iniziale;

in questi due scenari specifici anche i costi fissi correlati diventano costi “cessanti o emergenti”, dunque facenti parte della categoria dei costi “rilevanti” così come sopra definiti).

Se riportiamo in una tabella comparativa le indicazioni sopra descritte ci troviamo in uno scenario leggermente differente da quello semplicistico enunciato all’inizio (che preferiva senza dubbio l’opzione “buy” per effetto del minor costo unitario):

MOB2

Da questa nuova tabella si evince chiaramente che:

  • a fronte di un costo di produzione (make) complessivo di 100,00 euro/pezzo, abbandonare la produzione interna di quel bene si traduce in una riduzione di costo pari a solo 90,00 euro/pezzo (costi “cessanti”),
  • iniziare ad acquistare esternamente (buy) il bene introduce un nuovo costo pari a 95,00 euro/pezzo (costo “emergente”),
  • i costi “indifferenti” vengono esclusi dall’analisi in quanto irrilevanti ai fini della scelta make or buy,
  • alla fine, a fronte di una apparente convenienza all’abbandono dell’opzione make a favore del buy (100,00 euro/pezzo vs. 95,00 euro/pezzo) vediamo che l’opzione “make” risulta ancora più conveniente (in sostanza, è conveniente abbandonare l’opzione make a favore dell’opzione buy solamente quando i costi “cessanti” superano i “costi emergenti”, non la totalità dei costi come semplicisticamente concluso in fase iniziale).

Le scelte di make or buy afferiscono al mondo delle decisioni di “breve periodo”: infatti, non incidono sulla struttura produttiva (che viene considerata “non modificabile” in tale arco temporale) e, ove possibile, ricercano il più elevato grado di sfruttamento della capacità produttiva esistente.

Nel “medio/lungo” periodo, invece, le decisioni hanno spesso riflessi importanti su diverse categorie di costo (anche ed in particolare sui costi fissi), e contribuiscono in modo sostanziale a modificare la composizione dei valori aziendali in gioco, modificando le condizioni della struttura produttiva per un significativo intervallo di tempo (si fa a tal proposito spesso riferimento a soluzioni di “Outsourcing” che rappresentano proprio tale frontiera).

All’inizio, tuttavia, quando abbiamo parlato genericamente di “costo opzione make” e “costo opzione buy”, abbiamo detto che l’opzione “matematicamente” preferibile risulta essere quella, tra le due, economicamente più bassa. Questa affermazione è valida come criterio di massima, di natura quantitativa (“matematicamente” …), ma non può e non deve mai prescindere da una valutazione di tipo “qualitativa” che sempre deve essere effettuata, ed in parallelo alla prima.

Infatti, sia l’opzione make che l’opzione buy presentano vantaggi e svantaggi (al netto dei valori economici in gioco), che non possono essere ignorati a fronte di una analisi esclusivamente quantitativa. Nella tabella sotto riportiamo uno schema riassuntivo dei principali vantaggi di ognuna delle due possibili strategie alternative (normalmente i vantaggi dell’una rappresentano gli svantaggi dell’altra):

MOB3

Di fronte all’esigenza di scegliere tra uno scenario di tipo “make” ed uno di tipo “buy” è buona prassi pertanto procedere secondo questi steps successivi:

  • definire in modo puntuale il problema,
  • individuare possibili soluzioni alternative (faccio da solo o mi rivolgo al mercato ?),
  • misurare e valutare le conseguenze esprimendole in termini quantitativi (analisi dei costi cessanti ed emergenti),
  • individuare e porre a confronto le eventuali leve di natura qualitativa,
  • scegliere l’alternativa ritenuta ottimale.

Importante è anche la determinazione del “punto di indifferenza”, ovvero il punto di pareggio che equilibra (e rende pertanto indifferenti perché identiche, sempre a livello “matematico”, dunque quantitativo) le due soluzioni.

Come determinarlo ?

Concettualmente, le opzioni “make” e “buy” risultano indifferenti quando il volume dei costi rilevanti generati della prima (che chiameremo “costi rilevanti interni”) eguaglia il volume dei costi rilevanti generati dalla seconda (che chiameremo “costi rilevanti esterni”):

COSTI RILEVANTI ESTERNI = COSTI RILEVANTI INTERNI

I costi rilevanti “esterni” (tipicamente emergenti) sono rappresentati dal volume dei costi variabili correlati all’acquisto esterno (costo unitario di acquisto moltiplicato il fabbisogno di acquisto):

Costi Rilevanti Esterni = Costo variabile unitario [CVUBuy] * fabbisogno

I costi rilevanti “interni” (tipicamente cessanti) sono rappresentati dal volume dei costi fissi specifici dell’opzione make (se presenti) e dal volume dei costi variabili correlati alla produzione interna (costo unitario variabile di produzione moltiplicato il volume prodotto):

Costi Rilevanti Interni = Costi Fissi [CFMake]+ Costo variabile unitario [CVUMake] * fabbisogno

La determinazione de “fabbisogno/volume” al raggiungimento del quale le due opzioni (produco/vendo) risultano indifferenti può pertanto avvenire in modo semplice sviluppando la formula sopra:

CVUBuy * fabbisogno = CFMake + CVUMake * fabbisogno

CVUBuy * fabbisogno – CVUMake * fabbisogno = CFMake

fabbisogno * (CVUBuy – CVUMake) = CFMake

fabbisogno = CFMake / (CVUBuy – CVUMake)

Rappresentando graficamente su un grafico le due rette relative si ottiene quanto sotto:

MOB4

Sotto il volume di indifferenza l’opzione Buy risulta preferibile (perché non presenta i costi fissi specifici dell’opzione Make). Sopra il volume di indifferenza diviene preferibile l’opzione Make (per effetto dell’assorbimento su vasta scala dei costi fissi correlati e del conseguente beneficio sia dell’effetto di Leva Operativa che delle economie di scala conseguenti).

Maurizio Nardi – My-Costpar ©

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