Il Cost.P.A.R. e le sue principali declinazioni (teorico, bilanciato, reale)

Il “Cost.P.A.R.” (Cost P.er A.vailable R.oom, costo per camera disponibile, altresì definito “Cost.P.A.R. Teorico”) rappresenta un famoso indicatore di “analisi e controllo dei costi” utilizzato dalle strutture turistico-ricettive ed alberghiere per la determinazione del costo camera.

E’ composto da due parti:

– costo variabile unitario camera, a cui si somma una

– quota parte di costo fisso, ottenuta rapportando il volume dei costi fissi totali per il numero complessivo di camere a disposizione (camere disponibili).

Il tutto riferito ad una unità di tempo scelta a priori (il mese, talvolta più diffusamente l’anno).

I “costi variabili” (altresì definiti marginali) sono relativi alle voci di costo sostenute per la vendita: non si sostengono a fronte di “mancata vendita”, sono normalmente crescenti (al crescere del numero di camere vendute) ma, a livello unitario, tendono ad essere (una volta calcolati su una determinata struttura e per il periodo di tempo prescelto) costanti. Esempio: costi di pulizia o cortesie camere.

I “costi fissi” (altresì definiti strutturali) sono relativi alla componente fissa/strutturale: si sostengono a prescindere dal vendere o meno le camere, e dal volume di camere vendute, e dipendono dalle scelte di posizionamento e di facilities effettuate in fase di impianto. Esempio: personale dipendente operativo alla reception.

L’indicatore Cost.P.A.R. somma le due quote sopra descritte rapportando, nello specifico, i costi fissi (strutturali) al numero totale delle camere disponibili (non al numero reale di camere vendute).

Si tratta pertanto di un valore che basa le sue fondamenta sull’ipotesi di piena occupazione alberghiera: rapportare i costi alle “camere disponibili” (e non alle “camere vendute”) equivale ad ipotizzare la vendita di tutto il parco camere a disposizione, dunque simulare uno scenario di piena occupazione.

A titolo di esempio, se un albergo dispone di 100 camere, la disponibilità sarà pari a:

  • 100 camere (se il riferimento temporale è il giorno),
  • 700 camere (se il riferimento temporale è la settimana),
  • 36.500 camere (se il riferimento temporale è l’anno).

numero camere disponibili = num. camere disponibili in albergo X num. giorni di apertura (nel periodo considerato)

E’ il valore di “costo camera” di riferimento più basso possibile (visto che si basa sull’ipotesi di piena occupazione): si differenzia da quello reale (che si basa sulle camere effettivamente vendute, dunque sull’occupazione alberghiera reale), tende a raggiungerlo all’aumentare dell’occupazione stessa (vi si allontana invece al diminuire dell’occupazione), è identico a quello reale solo in caso di piena occupazione (dove di fatto il numero delle camere disponibili è identico al numero delle camere vendute).

E’ un valore che, scelta la base temporale di riferimento, “non cambia” (in quanto i costi fissi sono invarianti determinato il periodo temporale di analisi, così come il numero delle camere a disposizione). Stesso dicasi per i costi variabili unitari camera (a parità di livello di servizio reso). Si tratta pertanto di un indicatore di analisi di riferimento e tendenziale, su cui basare le prime valutazioni in termini di “cost analysis” ma non
esaustivo per determinare e orientare le scelte e le strategie di controllo di gestione di un business turistico-ricettivo.

Facciamo un esempio che chiarisca il concetto.

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 60 %
  • Camere vendute totali: 1.800
  • Costo variabile camera: 14,00 €. (determinato con il metodo puntuale della Distinta Base, vedi sotto per approfondimenti)
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (teorico): 47,33 €.

La determinazione puntuale del costo variabile camera dovrebbe essere realizzata secondo la metodologia industriale della Distinta Base: ovvero definire, puntualmente, elencandole, le singole voci di prodotto/servizio (dunque costo) che concorrono alla predisposizione della camera e che si sostengono unicamente per effetto dell’attività di vendita della stessa.

Sotto un esempio:

DISTINTA BASE

  1. pulizia camera –> x1 €.
  2. prodotti di pulizia –> x2 €.
  3. cortesie camera –> x3 €.
  4. energia elettrica –> x4 €.
  5. TOTALE –> 14,00 €.

La determinazione del costo variabile camera (detto anche costo marginale, ovvero costo sostenuto per la vendita dell’n+1 esima camera) secondo tale metodologia risulta essere molto complessa: trattasi infatti di una tecnica certamente molto precisa, ma normalmente non utilizzata nel mondo dei servizi (la si ritrova in ambito industriale dove la logica della “Distinta Base” è essenziale non solo per la determinazione del costo di prodotto, ma anche per la gestione del ciclo complessivo relativo al processo di produzione del prodotto stesso).

Di conseguenza, nell’impossibilità di determinare con precisione tale quota parte di costo, come si agisce ?

Si va a fondare l’analisi sui volumi complessivi di costo, divisi in “fissi” e “variabili”, riferiti all’ambito temporale preso come parametro di indagine, volumi complessivi che poi si vanno a ripartire per i due indicatori di volume a disposizione ovvero: camere disponibili, camere vendute.

Ritorniamo all’esempio precedente e vediamo come viene calcolato il Cost.P.A.R.:

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 25.200 €. (con il 60% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 1.800 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 60 %
  • Camere vendute totali: 1.800
  • Costo variabile camera: 8,40 €.
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (teorico): 41,73 €.

Come si vede il calcolo da un risultato differente. E più basso rispetto a quello calcolato in precedenza. Infatti, in presenza di una occupazione del 60%, i costi variabili saranno inferiori a quelli che avrei sostenuto per una occupazione pari al 100%. Dividendoli, come fa il Cost.P.A.R., per la piena occupazione, li vado a ripartire per un numero di camere superiore a quello per le quali effettivamente sono sostenuti, di fatto riducendo il valore unitario della quota parte variabile. Che ovviamente si riduce sempre più tanto più bassa diventa l’occupazione.

Se invece l’occupazione fosse del 100% ritroverei esattamente lo stesso risultato del calcolo fatto ad inizio articolo (dove il costo variabile unitario veniva determinato in funzione della distinta base):

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 42.000 €. (con il 100% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 3.000 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 100 %
  • Camere vendute totali: 3.000
  • Costo variabile camera: 14,00 €.
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (teorico): 47,33 €.

 Il calcolo sopra, pertanto, sebbene sia più semplice da effettuare rispetto a quello specifico della distinta base, introduce una distorsione: vero che nel periodo di tempo considerato la quota parte di costo fisso non cambia mai, la quota parte di costo variabile unitario invece si, perché il volume complessivo dei costi variabili è ovviamente dipendente dal volume dell’occupazione.

Per superare questo empasse dipendente da una logica di calcolo semplificata si può introdurre una variazione sul tema del Cost.P.A.R., ovvero il cosiddetto “Cost.P.A.R. Bilanciato”. A differenza del Cost.P.A.R. (che definiremo “Teorico”) il valore “Bilanciato” ripartisce i costi variabili totali per le camere vendute ed i costi fissi totali per le camere disponibili.

Questo indicatore, andando a “bilanciare” i costi variabili per le camere che effettivamente sono state vendute (e dunque andando a bilanciare i costi variabili per i volumi che li hanno generati) introduce un valore di Cost.P.A.R. che è, come quello determinato secondo la metodologia della “distinta base”, invariante al variare del volume dell’occupazione.

Riprendendo i due esempi sopra vediamo che il risultato non cambia, al variare dell’occupazione, e ritorna tale e quale il valore “teorico” calcolato ad inizio articolo:

Caso 1: occupazione al 60%

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 25.200 €. (con il 60% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 1.800 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 60 %
  • Camere vendute totali: 1.800
  • Costo variabile camera: 14,00 €.
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (bilanciato): 47,33 €.

Caso 2: occupazione al 100%

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 42.000 €. (con il 100% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 3.000 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 100 %
  • Camere vendute totali: 3.000
  • Costo variabile camera: 14,00 €.
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (bilanciato): 47,33 €.

Normalmente, se il periodo di riferimento è l’anno solare, il Cost.P.A.R. “teorico” rappresenta un valore di riferimento tutto sommato buono: la variabilità dell’occupazione anno per anno tende ad essere minima (un anno normalmente assorbe per intero l’effetto della stagionalità), pertanto anche ripartendo il volume dei costi variabili totali (effettivamente sostenuti per vendere il volume di camere corrispondente all’occupazione media) per le camere complessivamente disponibili si ottiene un valore di Cost.P.A.R. ancora più basso rispetto al teorico puro calcolabile con il metodo della distinta base, tuttavia tendenzialmente stabile nel tempo.

Se invece il periodo di riferimento diventa il mese allora il Cost.P.A.R. “teorico” finisce con il diventare un valore poco attendibile, in quanto la variabilità dell’occupazione mese per mese tende a subire oscillazioni tali da rendere il valore continuamente fluttuante, ma su una base irrealistica (ovvero la piena occupazione).

L’ultima possibilità, sicuramente non più “teorica” ma “reale”, è quella di parametrare sempre e comunque i volumi di costo sostenuto non sui valori di disponibilità ma sui valori relativi al venduto: in questo caso gli indicatori passano da logiche “teorico-bilanciate” a logiche “reali”, ovvero legate all’occupazione, ed i valori del Cost.P.A.R. risulteranno crescenti al decrescere dell’occupazione (avremo uniformità di valore solamente in presenza di piena occupazione che, comunque, rappresenta una tendenza solo teorica e comunque mantenibile nel tempo solo per periodi molto brevi).

Ritorniamo al ns esempio di sopra e vediamo come variano i valori nei due casi esposti, ovvero occupazione del 60% e 100%:

Caso 1: occupazione al 60%

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 25.200 €. (con il 60% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 1.800 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 60 %
  • Camere vendute totali: 1.800
  • Costo variabile camera: 14,00 €.
  • Costo fisso camera: 55,55 €.
  • Cost.P.A.R. (reale): 69,55 €.

Caso 2: occupazione al 100%

  • Periodo di riferimento: mese
  • Costi fissi complessivi mese: 100.000,00 €.
  • Costi variabili complessivi mese: 42.000 €. (con il 100% di occupazione a 14,00 €./cam. calcolati a distinta base per 3.000 camere vendute)
  • Camere disponibili: 100
  • GG apertura: 30
  • Camere disponibili totali: 3.000
  • Occupazione media mensile: 100 %
  • Camere vendute totali: 3.000
  • Costo variabile camera: 14,00 €.
  • Costo fisso camera: 33,33 €.
  • Cost.P.A.R. (reale): 47,33 €.

Tanto più bassa sarà l’occupazione tanto più alto risulterà il “Cost.P.A.R. Reale” (altresì definito “Cost.P.A.R. dinamico”, ovvero variabile al variare dell’occupazione effettiva): questo perché a parità di costo variabile marginale, i costi fissi saranno ripartiti per un volume più basso di camere vendute e pertanto, a livello unitario, risulteranno più alti.

Maurizio Nardi – My-Costpar ©

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...