Una definizione di “costo” vista in logica non convenzionale

La definizione di “Costo” è facilmente reperibile su molta bibliografica specializzata e non, oltre che su numerosi siti internet: normalmente viene definito come un “flusso economico in uscita tipicamente associato ad un evento di natura commerciale oppure ad una transazione di carattere economico”.

Ci piace però dare una visione del concetto di Costo un po’ meno formale, meno economico-aziendale, e più legata al quotidiano vivere: per “Costo” si intende la misura del sacrificio (o disagio) che siamo disposti a sostenere per ottenere in cambio una determinata “cosa”, sia essa materiale (ad esempio l’acquisto di un bene di consumo o a carattere durevole), sia essa immateriale (ad esempio la fruizione di un servizio), sia essa più genericamente intangibile (ad esempio la possibilità di raggiungere un determinato risultato personale) in grado di consentire la soddisfazione di un nostro specifico bisogno.

In psicologia un “bisogno” è identificato come la mancanza (totale o parziale) di uno o più elementi che contribuiscono a determinare il benessere della persona. A tal proposito lo psicologo statunitense Abraham Harold Maslow già nel 1954 (nella sua opera “Motivazione e personalità”) aveva introdotto una classificazione a carattere piramidale dei bisogni umani, mettendo alla base i bisogni essenziali di vita (respirare, mangiare, dormire), a seguire i bisogni legati alla sicurezza (avere un lavoro, una famiglia, poter contare su un buon stato di salute) e così a salire fino ai bisogni di più alto livello, che magari non tutti avvertono, che ma per molti rappresentano comunque un valore essenziale (tutta l’area dell’auto-realizzazione personale):

Piramide

Secondo A. Maslow, ogni individuo è portato alla soddisfazione dei bisogni seguendo, dal basso vs. l’alto, l’ordine espresso nella piramide: i bisogni legati alla sfera della sicurezza, ad esempio, saranno avvertiti, e dunque saranno oggetto di sacrificio volto al loro soddisfacimento, solamente dopo aver soddisfatto i bisogni primari legati alla sfera Fisiologica e così via a salire, fino ai bisogni di carattere superiore.

E’ evidente che non tutti gli individui, pur condividendo la base della piramide, riescono a salire al punto massimo (molti purtroppo non riescono nemmeno a soddisfare bisogni a carattere fisiologico, ben pochi coloro i quali giungono a saturare quanto interamente espresso nella piramide).

Tutto quello che viene indicato da A. Maslow come possibile “bisogno umano” si persegue (o tenta di perseguire) mediante un sacrificio, non necessariamente però trattasi di un sacrificio a carattere economico/monetario (come di base saremmo portati a pensare): valori quali l’amicizia, la realizzazione professionale o l’affetto di un familiare certo non possono costituire oggetto di tale analisi né risultano ottenibili semplicemente affrontando un qualche esborso di carattere economico/finanziario. Pur tuttavia, per la soddisfazione di molti specifici bisogni quotidianamente ognuno di noi si rivolge al mercato per reperire beni e servizi a carattere economico, ed è per questa quota parte di “cose” che nasce il più mirato concetto di “costo = misura del sacrificio economico”.

Ognuno di noi ha una diversa scala di valutazione del complesso sistema dei bisogni umani, che è assolutamente personale e differente rispetto a quella di ogni altro individuo (A. Maslow a tal proposito diceva che << … ogni individuo è unico e irripetibile … >>): persone molto benestanti potranno permettersi beni o servizi economici molto costosi pur considerando quell’elevato costo sostenuto un sacrificio economico minimale, persone poco abbienti invece saranno costrette a convogliare le poche risorse economiche disponibili vs. la soddisfazione di bisogni esclusivamente alla base della piramide, valutando come sacrifici molto forti anche i costi sostenuti per il semplice acquisto di generi alimentari o di prima necessità.

Questo ci porta ad un concetto di “sacrificio economico” che non può essere reso oggettivo, non può essere standardizzato ma deve essere contestualizzato in relazione al punto della piramide in cui ci si colloca ed alla tipologia di soggetto preso in esame.

L’entità del sacrificio economico è talvolta “reale” (monetario) talvolta espressa in termini solo “virtuali”.

Nel momento in cui si concretizza una operazione di acquisto di un bene o di un servizio a “fecondità semplice” (riferendoci al mondo alberghiero potremmo portare come esempio l’acquisto di cortesie camera o la stipula di un contratto di servizi con una impresa di pulizie e riordino delle camere: si tratta cioè di beni/servizi che esauriscono la loro effettiva utilità nel corso di un periodo tendenzialmente breve, comunque non superiore ai 12 mesi), a questa è correlata una effettiva uscita di denaro dalle casse dell’azienda (che è immediata o dilazionata a seconda che sia effettuata in contante o mediante l’accensione di un debito, che sarà monetizzato in un momento successivo).

Stesso dicasi in presenza di operazioni di acquisto di beni o servizi a “fecondità ripetuta” (anche qui riferendoci al mondo alberghiero potremmo portare come esempio l’acquisto dell’immobile ove si intende impiantare l’attività alberghiera o l’acquisto degli arredamenti da installare nelle camere: si tratta in questo caso di beni/servizi la cui effettiva utilità non si esaurisce nel corso di un breve ma medio/lungo periodo, comunque superiore ai 12 mesi): in questo caso, sebbene i costi siano distribuiti su tutti gli anni di effettiva fruibilità dei beni/servizi stessi mediante la tecnica contabile dell’ammortamento (che genera voci di costo effettivamente reali ma non monetarie), al momento dell’acquisto si genera una effettiva uscita di denaro (qui tipicamente non immediata ma dilazionata, coperta mediante accensione di debiti a medio/lungo termine, successivamente rimborsati secondo un piano di rientro da parte del soggetto).

In questi casi si parla effettivamente di un sacrificio economico a carattere “reale”.

Ma cosa succede se il Vs. Revenue Manager identifica una tariffa x di vendita per la camera y, la propone, questa viene accettata dal cliente z che, il giorno stesso della prenotazione, non si presenta (generando un fenomeno ben noto nel mondo alberghiero come “No show”) ? Succede che quella camera rimane invenduta, che la struttura non realizza la prevista entrata pari a x e consegue pertanto un “mancato ricavo” che viene idealmente visto come un costo (in dottrina battezzato come “costo opportunità”) che certamente genera un sacrificio, certamente di carattere economico, ma solo di natura “virtuale” (non c’è una vera e propria uscita di denaro dalle casse, ma la mancata “entrata monetaria corrispondente” viene comunque vissuta come un sacrificio e come tale assorbita).

E voi quali sacrifici (economici) siete disposti a sostenere per soddisfare i Vs. bisogni ?

Maurizio Nardi – My-Costpar ©

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